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I pompieri di Parigi, eroi di Notre-Dame

In un libro intitolato “Notre-Dame: l'anima di una nazione” pubblicato nel 2020, Agnès Poirier, giornalista e saggista, racconta un aneddoto insolito che potrebbe aver enormemente inciso sul salvataggio di Notre-Dame de Paris, la sera dell’incendio: si riferisce all’eccezionale forma fisica dei pompieri parigini, messa ogni giorno alla prova con la “prova della tavola”.

Creata nel 1895 per la brigata dei pompieri di Parigi, la prova era stata inizialmente concepita come un test. Con il tempo, questa pratica è tuttavia diventata uno degli esercizi obbligatori dei corsi di addestramento dei pompieri della capitale: la tavola in quercia, fissata a 2,40 m di altezza, parallelamente al terreno, è spessa da 4 a 5 cm, larga 1 m e profonda 1,30 m; ogni mattina, i pompieri professionisti devono sollevarsi a braccia su questa specie di mensola, indossando l’equipaggiamento completo. Se uno di loro non riesce a issarsi, riceve un voto di “échec planche” (tavola non riuscita) e dichiarato inidoneo alla partecipazione agli interventi.

La prova punta infatti a stabilire se i vigili del fuoco sono capaci di issarsi a forza di braccia in caso di caduta da un tetto o di crollo di un pavimento. Molto più che una prova fisica o una tradizione, la “tavola” costituisce una vera autorizzazione ad uscire dalla caserma, per i soldati del fuoco. L'esercizio è anche determinante per l'assegnazione dei ruoli.

Agnès Poirier spiega: “I pompieri di Parigi sono noti per la loro capacità di andare a contatto diretto con il fuoco, all’interno degli edifici, riuscendo ad insinuarsi nei corridoi angusti dei palazzi parigini. I loro colleghi di Londra e New York, ad esempio, attaccano il fuoco solo dall’esterno. (...) Quando il generale Gallet, comandante in capo della Brigata dei vigili del fuoco di Parigi, arriva sul sagrato di Notre-Dame con i suoi uomini, in particolare il tenente colonnello Gabriel Plus il generale Jean-Marie Gontier, suo vice, capisce immediatamente che può dimenticare la classica procedura d’intervento. È troppo tardi per salvare il tetto.

Inoltre, troppa acqua potrebbe distruggere la pietra medievale. E i rosoni del XIII secolo sarebbero polverizzati dai getti d’acqua ad alta pressione. Gallet deve pensare ad altro, e in fretta. Il suo piano è di attaccare il fuoco da ogni lato, contemporaneamente.

Invia un'avanguardia nelle strette scale a chiocciola per raggiungere il cornicione, a 44 metri di altezza, per un attacco a tenaglia sulle fiamme. Ordina inoltre di creare un velo d’acqua fra le capriate e le torri, per ridurre la temperatura e proteggere i campanili nord e sud, che accolgono le dieci enormi campane in bronzo.

Un intervento ad alto rischio che ha indubbiamente permesso di evitare il crollo totale della cattedrale...

 

  • Fonti: ministero della Difesa, “Notre-Dame: l'anima di una nazione” (Agnès Poirier)

 

WebPetitpompier

 

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